Io sono la malattia

Leggevo su un blog di ragazze che hanno malattie a me poco conosciute, tra fobie varie e disturbi ancora più distruttivi mi son ritrovato una frase che mi ha colpito:

“Io sono la malattia”

Cosa che potrebbe dire chiunque alla fine non trovate? Tutti noi abbiamo piccoli e grandi problemi, dalla fobia banale a quella invalidate c’è ben poco di cui parlare perché ognuno la vive a modo suo.
Non è paragonabile la rottura di un unghia a una ad un braccio ma sono fortemente covinto che la soglia di dolore varia drasticamente da persona a persona e quindi sì, c’è chi resiste e trattiene la lacrima ad una frattura ossea e chi invece sviene dal dolore per la rottura di un unghia.
Tutto questo mi dispiace, leggo di patologie poco conosciute ma che hanno un seguito di tutto rispetto, così tante persone da creare vere e proprie comunità.
Rispetto l’aiuto tra chi condivide dolori simili ma spesso mi chiedo se sia davvero utile.
A volte, anzi, troppo spesso le persone si adagiano sulla propria malattia e vogliono star male per mettersi in mostra. Non giudico, non sta a me farlo e anzi vorrei aiutare chiunque ma devo ammettere i miei limiti, quelli di chi ha sofferto tanto e deve rispettare il proprio dolore, quello che ha passato e di come poi ne è uscito.
Non amo quelle persone che vogliono star male per attirare l’attenzione, ma non quella plateale dove infondo potrebbero anche trovare chi davvero può aiutarle. Parlo di quelle persone che stanno male “selettivamente” perché vogliono richiamare l’attenzione di persone specifiche senza pensare minimamente a come queste poi vivono tale situazione.
Il pensiero di voler stare male per piangersi addosso non lo reggo, mi spiace di questo, ne sono davvero mortificato… non ce la faccio. Risveglia in me un lato cattivo, un lato che dice: “Vuoi stare male? Bene, soffri e fatti del male basta che non mi dai fastidio”.

Credo sia questione di rispetto:

Stai male? Ok, faccio tutto quello che posso.
Vuoi stare male? Stai prendendo il mio tempo, le mie energie e soprattutto la mia vita e ti ci stai adagiando sopra senza curarti di quanto sia distruttivo.

No, così non va.

Poi c’è poco altro da dire, ognuno vive come vuole e io non mi curo degli altri.
Mi chiedo gli altri come vivono situazioni simili.

Posso solo consigliare a chi è vicino a persone simili, che sentono il bisogno di star male per essere aiutate, di non dar loro troppa corda.
Assecondare un comportamento simile lo alimenta e la colpa non è più del finto malato ma di chi ne alimenta la malattia.

Serve un aiuto professionale in questi casi, non amo gli psicologi e non voglio assolutamente consigliare farmaci perché so quanto sono devastanti ma di sicuro star li a raccogliere da terra chi ci sbatte consapevolemnte e volutamente cade semplicemente in un gioco ben organizzato al fine di sfruttare.

E poco conta il “no ma sto bene! Sul serio! Non preoccuparti!”
Fa parte del gioco, le vittime (quelle di alto livello!) sanno bene quando piangere e lagnarsi, non sprecherebbero mai il loro di tempo per piangersi addosso…

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8 risposte a "Io sono la malattia"

    1. Ciao e grazie per il commento. Sicuramente non è facile smetter di star male, questo non autorizza nessuno a far star male altri però. Quello che ho scritto è rivolto a chi non vuole star bene, non a chi non ci riesce.

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      1. Sì, sì sono totalmente d’accordo che quando uno sta male non è autorizzato a trasporre il proprio malessere sugli altri. Volevo solo dire che può capitare che dall’esterno si pensi, erroneamente, che una persona non voglia star bene, che non ci provi nemmeno…ma magari, in realtà non è così.
        Poi è ovvio che ci sono quelli che, in un certo senso, si crogiolano nel loro brodino di sofferenza eh, non lo metto assolutamente in dubbio!

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  1. Spesso ci sono persone che si agiano sulla propria malattia. Io ne conosco una che è sempre a lamentarsi. E non accetta consigli. Comunque ci sono persone che vogliono state bene e non ci riescono da sole. Qui dovrebbero intervenire figure professionali quando si è al limite. Complimenti per il blog! Ciao

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  2. Penso che anche chi “faccia apposta” a restare nel proprio malessere, in fondo, abbia problemi di varia natura; se senti il bisogno e credi che restare a crogiolarti nel malessere sia l’unico modo per attirare l’attenzione e venire notato dagli altri significa, secondo me, che è presente una mancanza di fondo.
    Non è per giustificare. Dico solo che mi viene difficile pensare ad una persona che sta male soltanto per il gusto di farlo. È anche vero che ci sono individui pronti a tutto pur di ricavare qualcosa dagli altri, tramite il proprio dolore. Ma non riesco a non collegare un atteggiamento simile alla mancanza di altro (e quindi ad un problema vero, più nascosto). In linea di massima comunque sono d’accordo con quanto hai scritto.

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    1. Ciao e grazie di esser passata sul mio blog. Condivido quello che hai scritto, non è molto lontano da quello che penso e nell’articolo ho voluto solo avvertire chi magari si distrugge per aiutare qualcuno che alla fine non vuole realmente stare meglio. Chi si lamenta è ovviamente a disagio, ha sicuramente un problema e fin qui ci siamo, voler poi assillare un’altra persona solo per poter essere compatiti allora no, lo trovo meschino come comportamento. Certe persone stanno male perché hanno dimenticato come si fa a star bene e pretendono quindi di ricreare una situazione immaginaria (probabilmente l’enfatizzazione di un ricordo) e quasi impossibile da realizzare per poter dire “solo così sto bene”.
      Ecco, un po’ come dire “Vuoi la luna? Te la prendo anche se è difficile da fare” e dopo ti senti dire “ma io volevo l’universo, però tranquillo… sto bene”.

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  3. L’esibizionismo riguardo ad un problema fa parte della vita di molte persone, come l’isolamento e la trascuratezza dello stesso.
    Spesso la malattia è un gradino dal quale innalzarsi su tutti gli altri, è la presunzione di “essere speciali” in qualche modo, e quindi l’imposizione di una necessità di attenzione superiore agli altri.
    Ognuno ha bisogno di attenzioni.. e l’attenzione è un fuoco che alimenta, cose belle e cose brutte..

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